Assemblea Assomac: Discorso del Presidente

29 Giugno 2017

Gentili ospiti e cari amici,

si chiude il mio primo biennio di presidenza e, trattandosi di una tappa istituzionale, ci piace condividere questo appuntamento con gli associati in quella che io, dal primo momento della mia elezione, ritengo essere la “casa” di tutti noi. Mi è d’obbligo, e lo faccio con piacere e con orgoglio, fare una sorta di bilancio di questo primo biennio, soffermandomi però, in particolare, su quelle che sono state le attività di questi ultimi 12 mesi.

Assomac ha il compito, come nostra Associazione, di porsi come supporto nel lavoro di ricerca e di analisi per offrire a ciascuno di noi validi strumenti per interpretare i tempi, restando al nostro fianco, supportandoci, informandoci dei nuovi modelli di sviluppo, sulle opportunità di business per sostenere il processo di avanzamento e di consolidamento del nostro sistema imprenditoriale. Abbiamo lavorato nel segno della nostra tradizione, ascoltando il mercato, raccogliendo gli stimoli di tutti, condividendo le sensazioni e confrontandoci pragmaticamente, cercando di dare risposte al nostro sistema pelle. Sì, ho detto confrontandoci, con le Associazioni rappresentanti la filiera della pelle, un dialogo iniziato dalla nostra Assemblea dell’anno scorso; abbiamo creato i tavoli di filiera, che dovranno essere un confronto frequente e metodico, senza protagonismi, ma con lo spirito di chi vuol costruire partnership e rendere tutti gli attori della filiera pronti alle sfide di oggi e di domani.

Parliamo della quarta rivoluzione industriale e del suo strumento: l’Industria 4.0.

Le imprese hanno iniziato a investire in tecnologie come l’internet delle cose, Big Data e sistemi di produzione automatizzati, robotica, stampa 3D. In alcuni casi siamo stati precursori, in altri sollecitati dal mercato. Possiamo continuare a giocare da protagonisti, i nostri sistemi tecnologici già propongono e sfruttano le potenzialità della tecnologia e l’innovazione digitale per rendere sempre più competitivo il nostro sistema manifatturiero. Chi meglio di noi, può essere protagonista di questo processo? Chi meglio di noi può capire le sollecitazioni del mercato?

Parliamo di pelle. Ci soffermiamo anche sull’importanza di riportare alla ribalta il valore della pelle come materia prima veramente compatibile con l’ambiente. Il suo valore di materia nobile, pulita e riciclabile va comunicato, sostenuto e promosso in tutte le sedi necessarie.

È il momento di spingere l’acceleratore sul discorso della tracciabilità per garantire la sicurezza del prodotto a tutta la filiera pelle-calzatura fino al consumatore finale.

Assomac è molto sensibile e, al fianco delle imprese, sta lavorando sulla tracciabilità del prodotto e la compatibilità ambientale.

Non si parla più di un problema di pochi “salvatori dell’ambiente”. Parlare di ambiente e della sua tutela è un obbligo per tutti noi e trovare le soluzioni più innovative per collegare il processo produttivo alla sostenibilità non è solo un elemento di eccellenza ma di competitività.

La Targa Verde è il nostro strumento operativo.

L’attività di formazione, di promozione e di internazionalizzazione è stato l’impegno costante delle nostre attività.

Le missioni estere e le collettive, la NOSTRA FIERA, Simac Tanning Tech, i corsi di formazione o di aggiornamento; lavorare più vicino agli associati, incontrarli anche nei territori, parlare, confrontarsi, cercare di comunicare sempre meglio e sempre di più, parlando delle nostre iniziative, offrendo servizi - le convenzioni, integrando i Giovani, “Assomac New Generation”, un’anima giovane che sta facendo un ottimo lavoro, per creare sempre più una squadra capace di interpretare il mondo in evoluzione… forse sono i cardini e rappresentano il valore di fare ma soprattutto di essere Associazione.

Prima di avviarmi alle conclusioni vorrei parlare di uno dei punti che maggiormente mi stanno a cuore: il futuro di Assomac o, in altre parole, il futuro delle nostre imprese.

Dall’autunno scorso abbiamo avviato una riflessione sulla domanda “cosa sarebbe utile sapere per continuare ad essere protagonisti nel mondo?”.

Il risultato è stato un progetto ambizioso, tutt’ora in corso.

Una ricerca per individuare i tratti evolutivi del mondo di cui facciamo parte.

Cercando di allargare i nostri orizzonti abbiamo scelto di non iniziare da noi, dalla nostra tecnologia, ma abbiamo pensato di intervistare il “resto del mondo”, da quello vorrebbe fare, per poi tornare a noi e offrirci qualche ipotesi sul cosa noi potremmo fare per supportare le aspirazioni del mercato.

Non sono in grado di fornirvi alcuna anticipazione sui risultati, proprio perché il lavoro di analisi è ancora in corso, posso comunque condividere con voi due aspetti che rendono palese l’importanza e il relativo investimento che stiamo facendo.

In autunno vogliamo dedicare una giornata di confronto al nostro interno (ma non solo) sui risultati raggiunti. Il lavoro originale sta anche nella modalità della ricerca. Abbiamo infatti tentato e stiamo tentando di coniugare il rigore dei dati con le sensazioni/visioni degli osservatori privilegiati, in altri termini stiamo cercando di trovare una sintesi fra statistica e aneddotica. Tutto ciò ci ha indotto a seguire due percorsi distinti ma correlati, ovvero da una parte l’esplorazione dei singoli comparti cioè le calzature, la pelle, le macchine e dall’altra l’indagine specifica delle aree geografiche di mercato negli USA, in Cina, in Brasile, in India, in Europa e in Italia.

Non saremo in grado di predire il futuro, ma certamente la ricerca ci aiuterà a capire la portata futura della “fabbrica” Cina, del Far East in senso lato, del “rientro” di qualche produzione nonché la stessa evoluzione tecnologica (dalle reti, all’internet delle cose, ecc.), gli orientamenti dei mercati.

Quindi, vi do appuntamento al prossimo autunno.

La mia è una relazione al contrario… Come avete potuto vedere, l’impegno di Assomac è stato su più fronti. Amilcare, Mario, Roberto, Cristina, Graziella, Raffaella, Mariella, Davide, Andrea, Antonietta, Ermanna, Carlo: un grazie di cuore per avermi sopportato e supportato ma soprattutto grazie per la dedizione che mettete nel Vostro lavoro quotidiano qui in Assomac.

Mi sarebbe piaciuto iniziare con “C’era una volta” perché, mentre riflettevo sulla nostra Assemblea, mi sono accorta che quasi tutto era “passato” e che i tempi si evolvono, si modificano talmente velocemente che dobbiamo comprendere quali possono essere le soluzioni di crescita per affrontare le nuove opportunità che nascono dalle evoluzioni sociali ed economiche.

Mentre siamo tutti impegnati a fare bene il nostro lavoro (migliorare quello che abbiamo sempre fatto, rendendo più efficienti i processi), in realtà oggi ci è richiesto di imparare a cambiare modello di business.

Dobbiamo intercettare i nuovi bisogni del mercato, un mercato che si muove sempre più rapidamente, un mercato  che ci chiede, in alcuni casi, di capire novità che sono ancora solo latenti.

In sintesi, oggi prevale la complessità.

Eravamo abituati a capire il problema e trovare una soluzione. Oggi invece dobbiamo prima di tutto investire tempo e risorse per DEFINIRE il problema. È questa la differenza in un mondo complesso.

Molto abbiamo fatto ma molto dobbiamo ancora fare. Dobbiamo continuare ad aprire la nostra mente, dialogare, confrontarci sempre di più, fare salti culturali che ci permettano di interpretare il futuro. La politica industriale del Governo un po’ ci ha aiutati (Industria 4.0), ma ci serve un sistema Paese che ci aiuti a capire, a resistere ma soprattutto ad affrontare le vere sfide di domani.

Purtroppo qui dovremmo parlare di politica: mi vengono ancora in mente le parole del Presidente Giorgio Squinzi: “dateci un Paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci”. Le aziende sono la vera spina dorsale del Paese, sarebbero da coccolare e non da additare come il male!

Tanti sono i nodi che non permettono la crescita, e il nostro presidente Vincenzo Boccia continua giornalmente a fare presente di cosa abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di favori, abbiamo bisogno di un sistema politico che sia in grado di supportare l’industria con meccanismi semplici, snelli ed efficaci. Abbiamo bisogno di una politica che guardi ai giovani come vera risorsa e investa sul futuro e non sul passato.

Vorrei una politica non urlata nei talk show ma silenziosa, coscienziosa e concreta! Vorrei un’Europa attenta, vigile e sensibile e non burocratica, ma pronta a rispondere a temi come l’ambiente, la sicurezza nazionale e non solo, un’Europa attenta a tematiche delle nuove tecnologie, i Big Data.

Il grande tema della sistematizzazione e archiviazione del patrimonio dei dati, la connessione a nuove reti di commercio internazionale, lo sviluppo tecnologico e l’etica della robotica, la crescita o decrescita occupazionale. Tanti elementi che chiedono analisi e soprattutto interventi urgenti.

Non voglio fare l’elenco, è inutile e troppo facile (anche trovare le soluzioni da bar), noi siamo abituati ad affrontare ogni giorno i problemi, comprenderli e risolverli; così mi piacerebbe la classe politica - di qualsiasi colore sia - una classe politica che affronti i problemi con responsabilità, modernizzi il nostro Paese, dandoci la possibilità di dedicarci a quello che sappiamo fare meglio cioè fare impresa.

Molte sono le sfide che ci aspettano, non sono solo quella della crescita dimensionale, ma l’interpretare i mercati, capire gli scenari in continua evoluzione.

Creare per innovare - Comprendere per interpretare - Crescere per costruire - Comunicare per fare squadra.

Ecco le nostre C come traccia programmatica per il lavoro di Assomac del prossimo biennio.

Gabriella Marchioni Bocca - Presidente Assomac

Altre notizie