Carissimi soci, gentili ospiti,
è questa per me un’Assemblea un po’ speciale, transitoria, perché si chiude il mandato quadriennale della mia presidenza, ma al tempo stesso mi ritrovo a mantenere la guida dell’Associazione ancora per un anno. Vi ringrazio per la fiducia insieme ai miei Vice Presidenti, al Consiglio Generale, e a tutta la struttura.
Avere a che fare con la presidenza dell’Associazione, poco importa che sia per un tempo più o meno lungo, è un’avventura totalizzante.
In questi giorni mentre preparavo l’Assemblea mi trovavo a lavorare in una impresa al centro del processo di sviluppo industriale. Il governo intraprendeva scelte coraggiose per un paese proiettato al futuro, misure efficaci, strategiche, visionarie, ed il paese era moderno, riformista ed inclusivo.
Lo scambio delle merci era semplificato da infrastrutture efficienti, potevo contare su una logistica d’avanguardia (TAV) e le merci arrivavano senza alcun problema burocratico.
Potevo ogni giorno contare sull’appoggio di un Governo attento al mondo dell’industria, e che ne riconosceva il valore come motore di sviluppo del Paese.
Alla tv il telegiornale annunciava dati positivi ed il nostro Paese era considerato l’eccellenza per efficienza, semplificazione, trasparenza, e leader in una Europa impegnata in politiche espansive, sostenibili e lungimiranti.
I cittadini potevano contare su servizi reali, sicurezza, e attenzione alla sostenibilità.
Purtroppo la realtà è diversa, come tutti sappiamo!
Comunque da imprenditori non siamo qui per lamentarci!
Come imprenditori e come cittadini vogliamo guardare al futuro e chiediamo solo di avere un paese che ABBIA il coraggio di DECIDERE.
“Dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia”(Sergio Mattarella).
Proiettarsi nel futuro è possibile se si possiedono una visione chiara e un piano d’azione.
Belle le parole di Albert Einstein che voglio fare mie:
“D’ora in poi mi rivolgo solo al futuro, poiché ho deciso di passarci il resto della vita”.
Un mese fa Confindustria durante l’Assemblea ha presentato un video che guarda al futuro e che ipotizza uno scenario da qui a vent’anni consegnando idealmente ai nati nel 2019 un Paese con prospettive di crescita e di sviluppo positivo, proprio come nella mia visione di cui ho parlato in apertura.
Un messaggio di fiducia a cui mi voglio associare senza ovviamente fingere di non conoscere la situazione delle nostre fabbriche.
In questo primo semestre le imprese hanno dovuto prendere atto di un forte rallentamento degli ordinativi cominciato nel 2018 e che impone una riconsiderazione al ribasso dei budget.
Le previsioni di crescita internazionale secondo il FMI non sono positive come si evince dalle stime dei tassi di crescita.
Di fronte a questo quadro, da imprenditori siamo chiamati ad analizzare, reagire e investire per consolidare la nostra leadership.
I venti di protezionismo di molti Paesi e la battuta d’arresto asiatica, cinese in particolare, si riflettono pesantemente su un’economia vocata all’esportazione, penalizzata da una frenata dei principali Paesi europei come Germania e Francia e da una situazione di totale incertezza del Regno Unito alle prese con la Brexit.
La globalizzazione ha vantaggi e svantaggi, moltiplica i mercati ed il numero dei concorrenti. L’Europa dovrà affrontare un necessario e strategico cambiamento di rotta, anche se è troppo presto per capire quali orientamenti potranno prendere le alleanze emerse dalle recenti elezioni e non solo in campo politico. Anche l’Europa dovrà guardare al futuro.
Il sistema europeo ha bisogno di unità e coerenza: il Commissario Economico dovrà essere preparato e capace di negoziare con autorevolezza con colossi come Stati Uniti, Russia e Cina.
Le incertezze politiche legate ad alcune aree come Turchia, Argentina, Brasile e Venezuela, l’annoso problema dei Paesi del Medio Oriente, unitamente ai possibili rischi di conflitto legati ai rapporti Stati Uniti e Iran creano condizioni di uno scenario macro economico non confortante.
Sul fronte nazionale le scelte politiche in materia economica e fiscale tengono le imprese “sotto tensione” e senza un quadro definito di regole; questa indecisione sta creando ostacoli a chi cerca di pianificare le attività e gli investimenti per competere.
Nel corso dell’ultimo anno sono stati approvati provvedimenti timidi e confusi che divergono dalla logica della razionalità economica: mi riferisco, solo per fare un esempio, all’attuazione delle nuove regole nel Decreto Crescita come l’obbligo del revisore per le Società a responsabilità limitata. Misure che rischiano di creare ulteriori appesantimenti e costi in un momento non particolarmente felice. (es.: Basilea 3 e banche).
Noi non siamo fatti per stare a guardare, noi abbiamo il dovere di interpretare il mercato e le sue sfide.
La sfida di oggi per il sistema delle nostre imprese e per noi imprenditori, è su un triplice fronte:
- La situazione critica della materia prima pelle e adoperarsi per trovare soluzioni e piani di sensibilizzazione, basta fake news;
- Saper innovare ed innovare sempre per vincere tutti i giorni la battaglia con la concorrenza internazionale;
- “Sopravvivere“ in un Paese che non guarda al Futuro e “stenta ad attuare” le riforme e gli investimenti strutturali per essere più competitivo.
Come detto dal Presidente di Confindustria nella relazione all’Assemblea annuale:
“Noi siamo uno dei pochi paesi al mondo che sa fare tutto (…) i dati ci dicono, anche, che l’industria italiana è la più virtuosa d’Europa, superando quella tedesca quanto a minor utilizzo di input energetici, minor impiego di materia, minore intensità di emissioni di CO2, minore produzione di rifiuti e loro maggior recupero”.
Occorrono le condizioni per un grande piano di incentivazione degli investimenti unitamente alla crescita delle competenze.
Dobbiamo cambiare pelle, l’imprenditore e l’impresa dovranno pensare sempre di più ad attuare azioni concrete per la sostenibilità d’impresa.
Questo coinvolgerà non solo processi industriali o prodotti rispettosi dell’ambiente, dovrà soprattutto partire da politiche organizzative interne all’azienda e dal ruolo sociale dell’imprenditore, al Welfare, dalla gestione economica finanziaria dell’impresa alla capacità di metterci in gioco (o discussione) tutti i giorni.
Molto abbiamo fatto il tema di sostenibilità ma il percorso è ancora lungo.
L’intera filiera della moda oggi dietro al fascino delle passerelle e al glamour delle immagini trasmesse sui social network deve rispondere a nuovi approcci e anche noi /, che siamo il primo anello del sistema che consente alla creatività di trasformare un disegno in un prodotto /, siamo già pronti a dare risposte rapide ed efficienti.
Le relazioni dirette o indirette con i grandi marchi globali del lusso dettano regole nuove relative ai molteplici aspetti della sostenibilità, tracciabilità e trasparenza sull’utilizzo delle risorse (energia ed acqua, ad esempio) e sui prodotti inquinanti, tutto ciò per il bene del pianeta.
Noi conosciamo il processo e per questo siamo motivati nel costruire macchine e tecnologie proprio per rispondere ai requisiti richiesti dai protocolli di produzione sostenibile in una logica proattiva di Economia Circolare, ma occorre renderlo noto.
Mi spiego meglio: dobbiamo far sapere all’opinione pubblica che il processo di lavorazione della pelle non solo trasforma un prodotto di scarto (la pelle appunto), ma utilizza molte materie prime seconde considerati scarti di altri processi industriali, materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento. Quindi a chi demonizza la pelle possiamo rispondere: basta favole metropolitane.
Indispensabile in questo scenario il contributo di macchine performanti.
In particolare, le nuove tecnologie digitali che forniscono un aiuto consentendo di gestire in modo ripetibile e ottimale il processo e il flusso di informazioni durante i diversi passaggi di lavorazione, consentendo alle stesse macchine di dialogare tra loro in una logica di produzione integrata.
Questo si traduce in sostenibilità: efficienza come risparmi di acqua ed energia, riduzione degli sprechi di materiale e soprattutto minimizzazione degli errori che determinano inutili rilavorazioni.
L’organizzazione del lavoro e l’integrazione dei processi sono aspetti nevralgici della sostenibilità economica oltre che della sostenibilità ambientale della produzione. (Qualsiasi fase del processo produttivo, tra cui anche la logistica e la manutenzione, vanno a impattare sulla sostenibilità aziendale).
In questo quadro generale si inserisce il progetto Targa Verde, nostro marchio registrato “Supplier of Sustainable Technologies®” proposta da Assomac sta incontrando un buon grado di interesse tanto da parte dei produttori di tecnologie quanto da parte dei clienti -intesi come brand- che vogliono avvalersi di soluzioni facilmente identificabili e rappresentative dei contenuti espressi in termini di risparmio idrico ed energetico e non ultimo sul tema della sicurezza.
La Targa Verde nasce infatti da un protocollo volontario e mira a colmare un vuoto informativo sempre più “necessario” agli enti di certificazione dei processi come LWG ed ICEC con cui stiamo dialogando proprio per contribuire fattivamente alla qualificazione dei processi produttivi.
Non si tratta quindi solo di un’operazione di marketing ma di mostrare al mercato quale ruolo possono avere le macchine italiane nella realizzazione di una pelle più sostenibile.
Le sfide che aspettano il nostro mondo nei prossimi anni sono pesanti e si giocano in buona parte sul fronte delle risorse. Nel progresso economico globale, la domanda di energia probabilmente aumenterà di molto. Allo stesso tempo, la lotta al cambiamento climatico ci chiederà di dimezzare le emissioni di gas serra, unitamente all’impegno di realizzare produzioni sempre più compatibili con le regolamentazioni stringenti in merito agli scarichi industriali.
La ricerca, l’innovazione, il confronto ed il contagio delle idee sono grandi alleati per aiutarci a sviluppare modelli sempre più virtuosi e sostenibili, tra le quali è l’evoluzione di Industy 4.0 e l’intelligenza artificiale.
Nell’ambito industriale questo significa spostare il focus dall’automazione tradizionale ad un nuovo modo di concepire la produzione: più flessibile e più efficiente ovvero più intelligente, cioè capace di interagire con l’ambiente esterno.
Il lavoro sta mutando in maniera radicale e richiede una presenza di operatori sempre più preparati.
Industry 4.0 è uno strumento che affianca il modello di sviluppo interno declinato sulle diverse fasi del processo produttivo. Un paradigma industriale e produttivo che sta scavalcando i confini europei trainato dalla richiesta proveniente dai paesi utilizzatori delle nostre tecnologie.
Smart factory che sapranno sempre più integrare intelligenza artificiale con ingegno umano, passione e innovazione, che sono gli elementi alla base del nostro modello di crescita.
La digitalizzazione delle fabbriche sta cambiando il volto del sistema produttivo, il vero fattore abilitante dell’Industria 4.0 non è la tecnologia, tra l’altro facilmente reperibile, ma è il fattore umano. (Puntare con iniziative di formazione finalizzate alla crescita delle competenze).
Proprio in virtù di questo, noi stessi, con le nostre aziende prima di tutto, dobbiamo essere 4.0 perché solo in questo modo potremo essere punto di riferimento credibile rispetto ai nostri clienti e al mercato.
L’innovazione di processo e di prodotto sono il futuro per le nostre imprese e Industria 4.0 darà opportunità a noi di rispondere alle esigenze.
I dati rilevati da Federmacchine parlano chiaro: le imprese del settore industriale, senza gli incentivi introdotti dal piano nazionale “Industria 4.0”, avrebbero investito certamente in misura minore.
L’attenzione non deve essere rivolta solamente alle macchine: diventa strategico e imprescindibile investire sulla valorizzazione risorse umane come lo insegna la storia dei distretti industriali italiani.
Per questo ritengo fondamentale creare e promuovere costanti appuntamenti di formazione a tutti i livelli perché solo con un continuo apprendimento e aggiornamento possiamo essere pronti a vivere il futuro. Non si tratta di ore di aula, ma importanti momenti di aggregazione, confronto e contaminazione.
Mutuando una bella frase di Winston Churchill “Migliorare significa cambiare, essere perfetti significa cambiare spesso”, voglio sottolineare come il cambiamento sia ormai nel nostro modo di essere impresa ma anche nel nostro modo di essere associazione.
Molte sono le attività promosse da ASSOMAC, ad esempio il Residenziale del 2019 dedicato agli imprenditori, il corso sulla sicurezza che ha coinvolto più di 90 tecnici e New Generation con l’AssoAcademy.
Affianchiamo le nuove generazioni nel processo di integrazione e acquisizione di leadership.
New Generation è un progetto da me fortemente voluto e appoggiato sulla spinta delle istanze venute dai “ragazzi”. E’ una sfida interessante e in parte vinta perché si è creato un gruppo di lavoro coeso che si consolida nel superare le difficoltà iniziali, ma che ha e sta dimostrando di saper camminare in autonomia e soprattutto di essere generatore di nuove idee.
In questo modo facciamo crescere nuovi imprenditori capaci, sensibili ed attenti al capitale umano che è la risorsa vincente delle nostre aziende, del nostro Made in Italy.
Il Simac Tanning Tech è sempre più punto di riferimento tecnologico reale del mercato internazionale. La presenza tra i visitatori di rappresentanti di grandi marchi e multinazionali alla ricerca di innovazione e soluzioni di partnership per le proprie produzioni è il segnale più evidente del ruolo distintivo della manifestazione. Il numero dei visitatori ha premiato ancora una volta l’impegno degli espositori a presentare sistemi e tecnologie performanti, sicure, eco-compatibili e capaci di rispondere a qualsiasi esigenza produttiva.
Grande soddisfazione anche da parte dei 160 operatori che facevano parte delle delegazioni estere invitate: / tutti gli operatori - provenienti da Bosnia Erzegovina, Cina, Egitto, Kenya, India, Indonesia, Iran, Marocco, Messico, Pakistan, Palestina, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Sudafrica, Tunisia, Uzbekistan e Vietnam – / sono rimasti impressionati dall’alto livello delle macchine e delle tecnologie esposte negli stand.
Continua la proficua collaborazione con ICE Agenzia esplicata con la visita del suo Presidente Carlo Ferro.
Importante il dialogo e la collaborazione costante con Lineapelle che non è semplicemente un vicino di casa, ma il nostro partner con cui abbiamo condiviso strategia e gestione, offrendo una visione di una grande manifestazione unitaria e unica al mondo.
Anche in questo caso si tratta dell’inizio di un percorso che potrà e dovrà svilupparsi nel tempo.
Comunque il mercato ci impone una riflessione sul ruolo e sulle modalità di svolgimento delle fiere.
L’attività di promozione internazionale ha due caratteristiche prioritarie: essere supporto per le nostre imprese e al tempo stesso svolgere azioni di lobby su tavoli istituzionali. Questa seconda attività ci consente di essere considerati interlocutori specializzati facendo così accrescere la nostra reputazione.
Sarebbe interessante riuscire a scoprire, un giorno, quanti milioni di chilometri percorriamo ogni anno assieme ai nostri collaboratori.
Quanti Paesi raggiungiamo con le nostre produzioni lo sappiamo già: l’anno scorso sono stati 140. Dalla Cina, primo mercato anche se in flessione, a Malta, ultimo. Passando per i più remoti luoghi del mondo, anche dove ci sono conflitti in corso, come la Siria o lo Yemen, a dimostrare, malgrado tutto, che anche nei Paesi più disastrati prevale nell’uomo la voglia di continuare, di vivere, di andare oltre le difficoltà, guardando al futuro.
L’interlocutore di molte delle nostre iniziative di promozione del Made in Italy, è stato fatto insieme all’Istituto che oggi si chiama ICE Agenzia (di cui ringrazio il Direttore Generale Luongo), seguendo le linee programmatiche del Ministero dello Sviluppo Economico.
Abbiamo sempre considerato MiSE e ICE Agenzia come interlocutori, compagni di viaggio con i quali confrontarci, pur nella differenziazione dei ruoli. Siamo sulla stessa barca e remiamo insieme per il successo del Made in Italy del nostro settore nel mondo!
Grazie a queste Istituzioni, siamo riusciti in questi anni a sostenere il settore al meglio. Siamo certi di poter contare su di loro anche oggi e per il prossimo futuro, in un momento così difficile a livello internazionale.
L’iniziativa più significativa che con MiSE e ICE stiamo costruendo in questi anni sono i Centri Tecnologici che vediamo come luoghi di promozione permanente delle nostre produzioni su alcuni importanti mercati.
Parlo del Vietnam, dove il Centro Tecnologico Calzaturiero, è entrato nel suo secondo anno di attività, a cui seguirà il Centro Tecnologico Calzaturiero di Lahore in Pakistan, in fase avanzata di realizzazione. In questi paesi si vanno sviluppando anche importanti iniziative formative.
Per il Centro Tecnologico conciario a Tabriz, in Iran, anche se è già tutto definito tecnicamente, siamo invece in attesa. Stiamo cercando, unitamente a MiSE e ICE Agenzia, soluzioni percorribili per sorpassare gli ostacoli e poter partire il prima possibile. Siamo fiduciosi anche se non è un’impresa facile.
In questo bilancio dell’ultimo anno di attività promozionali dell’Associazione non posso non citare l’attività in Uzbekistan dove sembra si stiano aprendo opportunità per le nostre imprese. Abbiamo già fatto una fiera a Tashkent con ICE Agenzia, firmato un protocollo di collaborazione con l’Associazione locale di settore, è venuta una delegazione uzbeka all’ultimo SIMAC TANNING TECH ed abbiamo in animo di realizzare, forse entro il corrente anno, una missione tecnica di approfondimento per cercare di comprendere quali iniziative di sostegno alle nostre imprese realizzare laggiù insieme ad ICE Agenzia.
L’elenco delle attività svolte nell’ultimo anno sarebbe lungo. Mi limito a citare i Paesi toccati da iniziative di formazione e assistenza tecnica. Oltre a quelli già riferiti per l’attività dei Centri Tecnologici vanno aggiunti Egitto, India, Marocco, Palestina, Russia, Tunisia più altri dieci Paesi invitati nelle delegazioni di SIMAC TANNING TECH. In Cina, India e Vietnam abbiamo poi continuato ad organizzare, come tradizione, le nostre collettive.
Anche grazie al lavoro di promozione internazionale e ai servizi specifici della nostra Associazione mi piace sottolineare che in questi quattro anni si sono associate 23 nuove aziende, arrivando a più del 90% delle aziende che ne possono fare parte.
PISIE continua la sua collaborazione con ACIMIT e ASSOMAC con attività nel contesto della cooperazione in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
I temi dell’impatto ambientale e dell’innovazione tecnologica rimangono al centro delle attenzioni dei vari Paesi in via di sviluppo che chiedono un supporto concreto per non ripetere errori che potrebbero compromettere irreparabilmente le condizioni di vita.
Lo scenario su cui ci affacciamo non è certo dei più confortanti, purtroppo le ultime notizie sui costi del grezzo e della sua estrema fragilità commerciale non infondono ottimismo.
Dopo anni di crescita, con incrementi del nostro export a due cifre, il 2018 ha dunque segnato un brusco raffreddamento delle nostre esportazioni che sono calate complessivamente di circa il 4%.
Possiamo aggiungere alcuni aspetti più specifici ai settori a valle delle aziende associate a Assomac, che rafforzano l’idea di un momento di rottura con il passato:
LE TECNOLOGIE CAMBIANO, I PROTAGONISTI CAMBIANO, I MERCATI OVVERO IL MODO DI CONSUMARE, CAMBIANO.
Come tutti voi sapete Federmacchine è la Federazione che raggruppa le 13 Associazioni dei costruttori italiani dei Beni Strumentali.
Affianchiamo con convinzione il compito di Federmacchine nel “far sentire” la voce della meccanica strumentale in sede Confindustria e con le varie Istituzioni, governative e non, sia a livello nazionale che internazionale.
Tante sono le attività di FEDERMACCHINE sia sul piano tecnico sia sul piano promozionale.
Tra le attività vi segnalo il progetto denominato “AS 4.0”, con la consulenza di KPMG, per investigare i servizi post vendita.
Fra gli allegati troverete una presentazione con le attività che sono state svolte nei vari ambiti: marketing e relazioni esterne, tecnico, statistico e l’organizzazione di diverse missioni e incontri imprenditoriali.
Prosegue il dialogo con Assocalzaturici e Assopellettieri che ora insieme a Unic dovrà diventare un concreto progetto.
Già la collaborazione sul terreno tecnico con UNIC si è intensificata soprattutto sui temi di interesse di settore come la Sicurezza Macchine e la Sostenibilità.
Si tratta di argomenti strategici sui quali le concerie italiane hanno investito e che crediamo importante vengano valorizzati a livello internazionale come esempio virtuoso di riconversione.
Inoltre abbiamo siglato una intesa anche con la Stazione Sperimentale Pelli, che ha permesso di inserire ASSOMAC in un progetto di sviluppo e ricerca di settore presentato al MISE ed in attesa delle fasi di valutazione finali.
L’invito è: lavoriamo insieme.
“Se il presente cerca di giudicare il passato, perderà il futuro”.Consentitemi di citare ancora Churchill per sottolineare il messaggio che voglio lasciare a conclusione di questa assemblea.
Abbiamo bisogno di un contesto nel quale poter dare spazio alle nostre capacità innovative, alle nostre qualità indiscusse, alla nostra intuizione che è poi la nostra vera risorsa.
Dobbiamo poterlo fare liberi da sovrastrutture, burocrazie, insidie fiscali e dazi.
Dobbiamo poterci muovere liberi nel mondo, in ogni paese come abbiamo sempre fatto andando pionieri a scoprire mercati emergenti.
Poter sviluppare connessioni rapide e veloci per rispondere a nuovi scenari e competere con parità di regole e di vincoli.
“Di fronte al cambiamento, la maggior parte degli uomini si chiede perché… io mi chiedo perché no”.
È una frase di John F. Kennedy.
Se vogliamo tracciare un percorso per uscire dalle nostre strettoie e dagli intoppi che frenano il cammino, dobbiamo consolidare il senso di coralità di settore che vuol dire:
- Accrescere la forza di un linguaggio associativo di filiera.
- Ricercare sistematicamente le ragioni della coesione e della collaborazione, come le competenze tecnologiche e la formazione, rispetto ai temi che ci possono dividere.
Dall’inizio del mio mandato abbiamo parlato di filiera e di opportunità di lavorare.
Dopo 4 anni è il momento di passare dalle parole ai fatti. Queste da sempre le parole chiave ormai imprescindibili che sono il nostro presente declinato al futuro:
- INNOVAZIONE
- SOSTENIBILITÀ
- DIVULGAZIONE
- CONTAGIO / TRASFERIMENTO TECNOLOGICO
- FORMAZIONE.
Dobbiamo nutrire l’ambizione di fare di ASSOMAC “PIAZZA TECNOLOGICA 4.0” del settore pelle calzature.